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Il museo è dedicato al "periodo Romagnolo" di Leonardo ed è suddiviso in due sezioni
principali: sezione scientifica e sezione etnografica. La sezione scientifica raccoglie
copie anastatiche di manoscritti, studi e disegni inerenti aspetti di fisica, di
meccanica e di idraulica, realizzati da Leonardo durante il suo soggiorno in Romagna
(1502). Nella sezione etnografica sono raccolti studi sugli usi e costumi della
tradizione romagnola del XVI secolo, con particolare riferimento ai temi dell'acqua,
del suono, della natura. In detta sezione trovano collocazione anche i modelli e
le immagini delle "concavità" realizzate nel parco San Donato. Per spiegare cosa
siano queste concavità, citiamo le parole dello stesso Leonardo: "...fanno li pastori,
in quel di Romagna, nella radice dell'Appennino, certe gran concavità nel monte
a uso di corno, e da parte commettono un corno e quello piccol corno diventa un
medesimo con la già fatta concavità, onde fa grandissimo sono".
Il Museo "Leonardo da Vinci e la
Romagna" vuole proporsi come originale contributo alla conoscenza del nostro territorio
e delle sue tradizioni, attraverso le osservazioni, le esplorazioni e le analisi
del più grande genio del Rinascimento. In seguito sarà completato da un sistema
informatico e multimediale tramite il quale l'utente avrà accesso interattivo a
diverso materiale divulgativo (immagini, video, animazioni tridimensionali di alcuni
modelli esposti al museo). Nelle due sale del museo trovano posto anche la mappa
con le tappe del viaggio di Leonardo in Romagna e alcuni modelli, tra cui "la finestra
di Cesena", "il meccanismo della fiera di San Lorenzo", "il carro di Cesena" e l'ingegnoso
"sistema per appendere l'uva", testimonianze dell'indole curiosa ed attenta di Leonardo
verso tutto ciò che scoprivano i suoi occhi. Leonardo da Vinci (1452-1519) è stato
sicuramente uno dei più grandi geni dell'umanità, eccellendo in ogni campo dello
scibile umano e dell'arte. Fu pittore, scultore, architetto, ingegnere, matematico,
musicista, inventore; compì innovativi studi in meccanica, anatomia, ottica, geometria,
geologia, astronomia e botanica. Come egli stesso spiega, per lui la natura era
come una grande caverna nella quale, "stupefatto e ignorante" per la grande oscurità,
aveva guardato con "paura e desiderio: paura per la minacciante e scura spilonca,
desiderio per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa". "Assai valse in
matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò
di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose,
perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere
sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo
in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava,
ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove". - (Anonimo Gaddiano, 1542)
Le concavità
Leonardo aveva osservato, diffuso e utilizzato presso i pastori dell'Appennino romagnolo,
un particolare sistema acustico, la cui propagazione sonora era ottenuta amplificando
il suono del corno: uno strumento atavico, ottenuto lavorando le corna di animali
come il bue o il montone. Per aumentare la risonanza del segnale, i pastori realizzavano
grandi incavature coniche nel monte, avvalendosene, all'occorrenza, come megafoni
per comunicare efficacemente fra loro, per orientarsi in situazioni di scarsa visibilità
o segnalare imminenti pericoli. La notazione di carattere etnografico, che Leonardo
trascrive nel foglio 2 recto del manoscritto K, conservato nella Biblioteca dell'Istituto
di Francia a Parigi, risulta preziosa per la sua singolarità. "fanno li pastori,
in quel di Romagna, nelle radice dell'apennino, certe gran chonchavità nel monte
a uso di corno, e da parte cometono un chorno, e quello pichol corno diventa un
medesimo cho lla già fatta concavità, onde fa grandissimo sono". L'idea perspicace
ci riporta indietro nel tempo, facendoci conoscere il sistema di comunicazione acustica
ideato dai pastori romagnoli, che non conosceremmo senza l'appunto di Leonardo.
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