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La Romagna e Cesare Borgia
L'aspirazione al ducato di Milano da parte del re di Francia Luigi XII diede occasione
al papa Alessandro VI di trovare un naturale alleato per procurare al figlio Cesare
un dominio nell'Italia centrale. La Romagna fu la regione ideale per fare partire
tale progetto, perché le città di Forlì ed Imola erano in signoria degli Sforza-Riario,
legati a Milano, e Cesena era un avamposto dello Stato della Chiesa, da alcuni decenni
particolarmente curato dai pontefici nel sistema delle fortificazioni militari.
Cesare Borgia nel 1499 sposò una parente di Luigi XII ed ebbe da questi il titolo
di luogotenente del re e sostegno di armati per iniziare l'impresa. Fra il mese
di dicembre del 1499 e il mese di gennaio del 1500 furono conquistate Imola e Forlì.
Un anno dopo toccò a Faenza, quando Venezia cessò di opporsi al piano del Valentino
e a Rimini Pandolfo Malatesti contrattò la resa della città. Di tutte quelle città
Cesare Borgia fu proclamato da Alessandro VI vicario per conto della Chiesa e si
apprestò a sostituire i passati signori, forte di quella legittimazione e con l'intenzione
di creare una rete di relazioni con le élites delle varie città, che vedevano nel
figlio del Papa garanzia di stabilità di governo e nella sua determinazione prospettive
di una serie di vantaggi. Le basi su cui poggiavano le signorie degli Sforza-Riario
ed i Manfredi di Faenza erano indebolite dai contrasti con le aspirazioni al ritorno
nutrite dai passati signori (come gli Ordelaffi a Forlì), dall'esercizio di una
politica fiscale dura nei confronti dei subordinati, da discordie interne alle città
fra le diverse fazioni. Cesare Borgia poteva rinunciare ad una fiscalità predatoria
perché sostenuto dalle ricche risorse della Chiesa e procurare la pace sociale imponendo
dure regole, come quando tolse ogni favore alla famiglia che gli aveva aperto le
porte di Cesena. Se si aggiungono le prospettive che si aprivano alle popolazioni
romagnole di fare parte di un ducato che intendeva piantare saldamente le proprie
radici con una serie di imponenti opere pubbliche e di nuove istituzioni civili,
si capisce perché Niccolò Machiavelli scrisse nel Principe che quei popoli avevano
cominciato a "gustare el bene esser loro". Quell'impresa finì rapidamente, come
era cominciata, lasciando nell'animo del segretario fiorentino un'impressione che
durò a lungo, per le mutazioni che aveva prodotto e che, ancora nel Principe, condensò
dicendo che seppure Alessandro VI aveva progettato di "fare grande" il proprio figlio,
non di meno delle fatiche di Cesare Borgia fu erede la Chiesa. Essa infatti realizzò
entro quel secolo, nell'Italia centrale, la formazione territoriale del proprio
Stato.
Il viaggio di Leonardo da Vinci in Romagna.
Nel 1502 Cesare Borgia aveva ormai assoggettato gran
parte della Romagna e il Montefeltro. La sua condotta espansionistica si apprestava
ad essere sostenuta da intese politiche, da riforme amministrative e dal potenziamento
militare delle città conquistate. Il Borgia, dimostrando la più ampia fiducia a
Leonardo da Vinci (1452-1519) gli aveva affidato, già nell'estate del 1502, l'incarico
di ingegnere ed architetto generale, affinché potesse esaminare i luoghi e le fortificazioni
del Ducato, conferendogli piena facoltà nel muoversi per stimare lo stato delle
fortificazioni, redigere planimetrie delle città e aggiornare le mappe dei territori
conquistati. Il lasciapassare fu attestato con la lettera patente inviata il 18
agosto 1502 da Pavia, dove si era trasferita la corte del sovrano Luigi XII. Il
mandato giunse a Leonardo quando era già operante nel territorio e si trovava al
seguito del Valentino, verosimilmente proprio a Cesena, città preposta a divenire
sede del ducato di Romagna. Attraverso alcune notazioni cronologiche e i disegni
del manoscritto L, conservato attualmente presso la Biblioteca dell'Istituto di
Francia a Parigi, si può ricostruire l'itinerario del viaggio di Leonardo al seguito
di Cesare Borgia. Il manoscritto L, di piccole dimensioni (misura appena cm 10,9
x 7,2), già usato da Leonardo a Milano nel 1497, contiene infatti precisi riferimenti
al periodo trascorso nelle Marche e in Romagna. Lo possiamo immaginare nelle città,
intento a controllare e prendere appunti per redigere i suoi progetti, mentre trascrive
ciò che lo incuriosisce, impegnato nel rilevamento di intere cinte murarie, di particolari
architettonici, quando schizza macchinari, carri, abbozza una figura o disegna uno
scorcio di paesaggio. Sono annotazioni tratteggiate spesso con rapidità, durante
i frequenti spostamenti di lavoro, riferite all'osservazione della realtà che va
esplorando, necessarie per elaborare nuove idee. Nessuna notizia ci conferma la
data d'arrivo di Leonardo ad Urbino, ma avendo rilevato tutta la cinta muraria,
si può ipotizzare sia giunto in questa città assieme al Borgia nel mese di giugno
del 1502. La datazione inizia il 30 luglio, quando si trova ancora ad Urbino ed
esegue lo schizzo di una colombaia (f. 6r); il primo giorno di agosto, a Pesaro,
annota "la libreria", forse quella del palazzo ducale di Urbino (interno di copertina);
l'8 agosto, a Rimini (f. 78r), descrive l'armonia udita dalle diverse cadute d'acqua
della fontana; il 10 agosto, festa di San Lorenzo, si trova a Cesena, sovrappone
il disegno di un congegno meccanico ad una planimetria precedentemente disegnata
(f. 46v); il 15 dello stesso mese, è ancora a Cesena, rileva un edificio, un tratto
di fiume e una carrucola (f. 36v); il giorno 6 settembre è a Cesenatico dove disegna
il porto (f. 66v); se lo schizzo al f. 15v del taccuino L, raffigura la cattedrale
di Faenza, come supposto in alcuni studi, possiamo considerare una tappa anche in
questa città; non vi sono date che indicano la sosta a Imola di Leonardo, però realizza
i rilievi della città e delle sue mura e, verificando in questo periodo i movimenti
delle milizie del Valentino, possiamo supporre si trovasse al seguito del Duca tra
il giorno 10 settembre 1502 e il 10 dicembre dello stesso anno.
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